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7.9.14

L'animale dimenticato, mostra a L'Aia


Quante persone passano ogni giorno per una stazione ferroviaria di una grande città?
Si può sfruttare questa grande portata per diffondere un messaggio importante, anzi necessario?

Sulla piazza di fronte alla stazione centrale de L'Aia (Paesi Bassi) sono stati installati da martedì scorso venti grandi cartelloni che fanno parte della mostra "L'animale dimenticato". Ritratti nelle foto, gli animali che fanno parte dell'industria del bestiame.

E' questa un'iniziativa delle fondazioni "Varkens in Nood" e "Animali & Diritti". Lo scopo di questa mostra, già in passato esposta ad Amsterdam e in un vero e proprio tour per le maggiori città olandesi, è quello di attirare l'attenzione dei passanti sulle difficili condizioni in cui molti animali vivono

Recita il primo cartellone (in olandese ed inglese): "Che cosa sappiamo veramente dell'animale che ci dà la sua carne, depone le sue uova per noi o ci fornisce un bicchiere di latte? Le foto di questa esposizione ti portano dietro le quinte per vedere gli animali che producono il nostro cibo. L'animale che abbiamo dimenticato perché nascosto da altri in rimesse buie e spoglie."
Il testo quindi invita a non comprare carne e prodotti animali a basso costo, perché il significato il quel costo è che le condizioni di vita di quell'animale (così come la qualità della sua carne) sono pessime, proprio su questi aspetti si è economizzato. Ne sono prova le numerose foto della mostra, scattate in allevamenti olandesi, ma che potrebbero essere state scattate ovunque.
Il testo finisce ricordando che è meglio moderare il consumo di carne, il che non solo allevia le sofferenze dell'animale, ma è di beneficio per la nostra salute e dell'ambiente che è la nostra casa. 
 
Per l'occasione, in settimana ci sono state delle interrogazioni nella Seconda Camera del governo sul benessere degli animali e le numerose violazioni delle norme sul benessere degli animali.

Senza cercare il facile sensazionalismo, le immagini parlano da sé: scrofe che allattano i figli tra le sbarre, mucche attaccate alle mungitrici automatiche, pesci surgelati vivi, allevamenti di galline cosiddette "libere" che si rivelano essere corridoi stracolmi di animali che solamente sulla carta sono liberi perché non ingabbiati.
Scenari che i vegani (e i vegetariani) conoscono bene, ma il pubblico principale della mostra è appunto chi, vittima della malainformazione, non sa quello che gli allevamenti intensivi nascondono.
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